“Gli Italiani e lo Sport 2023” : ecco i dati dall’Osservatorio permanente sullo sport
Siamo un popolo di “sportivi da salotto”. In Italia, infatti, la quota di persone sedentarie, che dichiarano cioè di non svolgere né sport né attività fisica nel tempo libero, è pari a più di un terzo della popolazione. E’ ciò che emerge dal Report “ Gli Italiani e Lo Sport” presentato a Roma il 5 febbraio 2024, frutto del lavoro svolto dall’Osservatorio Permanente sullo Sport in collaborazione con Istat, IBDO Foundation e l’istituto Piepoli. Un lavoro complesso ed articolato, realizzato con i contributi di 28 esperti e 10 parlamentari, con un intervento del Ministro dello Sport e dei Giovani Andrea Abodi e con le prefazioni di Giovanni Malagò, Presidente del Coni, Luca Pancalli, Presidente del Cip, Claudio Barbaro, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e delle sicurezza energetica e Marco Mezzaroma, Presidente Sport e Salute.
Lo studio offre una fotografia attuale della pratica sportiva del nostro paese, facendo emergere dati importanti in merito ai grandi divari presenti nella popolazione, inclusi quelli geografici tra Nord e Sud, ai divari di genere nonché alle evidenti disparità per reddito ed istruzione.
Ad emergere è uno scenario preoccupante, soprattutto per le Regioni del Sud e le Isole, dove oltre la metà della popolazione non si dedica a sport o attività fisica (nonostante le condizioni climatiche, che dovrebbero incentivare l’attività fisica outdoor).
I dati, confermano inoltre le ben note disparità sociali: la percentuale di persone con basso titolo di studio che non pratica sport o attività fisica è oltre il doppio di quella con un titolo di studio più elevato, soprattutto tra gli adulti di 25-44 anni.
Roberta Crialesi, Dirigente del Servizio Sistema Integrato Salute, Assistenza e Previdenza Istat, riferisce che solo il 26,3% della popolazione italiana pratica sport in modo continuativo, coinvolgendo circa 15 milioni di individui, mentre un ulteriore 8,3% si dedica all’attività sportiva in modo saltuario. Nonostante le nuove generazioni mostrino livelli di pratica sportiva più elevati rispetto alle precedenti, quasi due terzi
della popolazione non sono coinvolti in alcuna attività sportiva.
I divari persistono su diversi fronti:
• il genere (nel 2022 il 40,2% degli uomini pratica sport in modo continuativo o
saltuario rispetto al 29,2% delle donne);
• il territorio (con oltre 15 punti percentuali di differenza nella pratica sportiva tra
Nord-Est e Sud);
• l’istruzione (negli ultimi 20 anni, l’attività sportiva è aumentata principalmente tra
uomini e donne con titolo di studio più elevato, accentuando il divario socioculturale
con una differenza del 35%) e
• ulteriori disuguaglianze legate al reddito e alla famiglia.
“Gli stessi fattori che hanno contribuito all’allungamento della vita media ora implicano una maggiore attitudine alla sedentarietà” afferma il prof. Andrea Lenzi, Presidente del CNBBSV della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “Pertanto, non solo lo sport agonistico, ma anche tutta l’attività fisica adattata (considerando età, genere, patologie, ecc.) rappresenta oggi, insieme a una corretta alimentazione, una strategia preventiva efficace e una terapia per le malattie croniche non trasmissibili, come quelle metaboliche (diabete, obesità etc), cardiovascolari e polmonari. Questa forma di terapia dovrebbe essere prescrivibile come un autentico farmaco e somministrabile in apposite strutture sanitarie nell’ambito di una terapia educazionale” conclude Lenzi.
Il ritorno in ambito sanitario e sociale che lo sport garantisce ai territori e alle loro
comunità non deve essere separato dagli aspetti legati alla sua rilevanza economica”, sostiene l’On. Roberto Pella, Vicepresidente vicario ANCI e Membro della Commissione SEDEC del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea, Presidente dell’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città”. “Lo scorso novembre, il Comitato delle Regioni dell’Unione Europea ha approvato un Parere d’iniziativa da me
presentato, incentrato sullo sport come infrastruttura sociale unica, che incorpora i valori fondamentali dell’Unione Europea. L’invito espresso in questo parere d’iniziativa potrebbe stimolare un’azione proattiva da parte delle istituzioni, ponendo lo sport al centro dell’agenda politica come una realtà trasversale che abbraccia dimensioni sociali, culturali, economiche e sanitarie.”
Ci auspichiamo davvero che ciò si verifichi in tempi brevi e su tutto il territorio nazionale.